Senza Titolo.

Ancora il foglio bianco sul quale scrivere. Adoro questa sensazione. È una sensazione di potere che deriva dal fatto di poter sporcare il foglio bianco, come si vuole.

Ho scordato di cosa dovevo parlare. Quindi stavolta consegno in bianco.

Again.

Un altro esame dato, un altro esame cannato.

Ormai sta diventando un’abitudine, abitudine che non deve perdurare.

Le cose cambiano da ora, non sarò lo stesso stolto.

Linguaggio della strada per tecnolesi

Ho appena brevettato la mia spiegazione dell’abbreviazione LOL ai nabbi che becco in giro. Si, perchè c’è ancora qualcuno che non sa cosa significhi LOL, o ASD. E vabbeh.

In pratica, è come se ridi.

La capiscono tutti, al volo. Impressionante.

Waiting for the moon

Si, lo so, il titolo del post fa cagare, ma non mi veniva in mente niente e piuttosto che sfornare il mio primo post senza titolo, ho preferito scrivere questo.

Giorni fa mi è arrivata una notizia abbastanza grama; mi sono sincerato che non fosse uno scherzone, ne ho parlato con chi avevo a più stretto contatto, ho continuato a farmi aggiornare sullo stato di avanzamento lavori per tutto il tempo.

La notizia è che LuNa, il nostro buon LuNa, è ricoverato in ospedale a causa di una brutta polmonite interstiziale.

Nei giorni scorsi era messo malaccio, oggi il marrano mi ha chiamato, sono stato sorpreso nel sentire la sua voce al telefono e lui è rimasto sorpreso nel sentire la mia; ci siamo dati un po’ alle confidenze, abbiamo chiacchierato. Adesso sta messo quasi meglio, la voce è quasi pimpante e l’unica cosa sensibile al telefono era il fiatone da corsa di un chilometro, nonostante non si fosse mosso dal letto.

Torna da noi, LuNa, più forte di prima, e soprattutto in fretta.

Lazzarone.

Mi chiedevo, ma la parola italiana lazzarone deriva da qualcosa? Cioè, tipo che c’era Lazzaro che era morto e poi l’hanno svegliato dal letto, alzati e cammina dice il tizio, e lui “no dai ma non mi va di camminare”. Infatti quando è uscito poi trascinava leggermente i piedi come il migliore degli zombie di Romero.

Si, era davvero un bravo zombie Lazzaro. E quindi insomma, un lazzarone è uno così pigro da sembrare morto, o uno così morto da sembrare solo pigro, e in questo caso complimenti all’aspetto vitale del tizio?

Stay Prog: Pain of Salvation – Salt Road

Il celebre gruppo progressive metal scandinavo sta per tornare sulle scene, dopo l’Extended Play dal titolo Linoleum che personalmente mi ha lasciato stupefatto nella seconda metà di un 2009 assolutamente prolifico per quello che riguarda il panorama prog sia americano che nordico. Mentre con Linoleum avevano dato sfogo a sonorità più riecheggianti toni da anni ‘70, con Road Salt, Gildenlöw e i suoi compagni ci portano nuovamente nel loro universo sognante, fatto di sofferenza infinita, suoni ancestrali e articolati, e la voce del buon Daniel che sa diventare da una calda fiamma, una gelida stalattite che trafigge il nostro cuore. Insomma, i Pain of Salvation non sono stati via tanto da casa, e torneranno, lo so per certo, a proporci le melodie che li caratterizzano sin da prima della saga The Perfect Element. Un nuovo Remedy Lane? Possibile, ma da escludere.

Quello che ho sempre ammirato di questa band è la sua tenacia nell’andare sempre avanti, e non proporre mai due volte la stessa cosa. Vi starete chiedendo perchè so tutte queste cose.

Beh, mi baso su fatti realmente accaduti: al Melodifestivalen 2010 i cari ragazzi hanno deciso di presentare la titletrack del nuovo album; cercando un po’ in giro mi sono recuperato un piccolo mp3 di ottima qualità dove i nostri magnifici cinque suonano Road Salt: la voce di Gildenlöw ovviamente fa accaponare la pelle, espressiva come non mai, e con una dizione ineccepibile come sempre. Ma bando alle ciance, ascoltate, leggendo il testo. Secondo me il pronostico da fare, l’unico possibile, è quello di un discone. Uno dei migliori in campo prog del 2010? Forse. Ma è troppo presto per parlare. Chissà come risponderanno, e soprattutto se risponderanno, mi auguro a tono, Redemption, Mind’s Eye, Dream Theater, Andromeda.

Clickate e scaricatene tutti :D

This time I’ll tried to get hurt
This time I’ll stay, untouched the pain and durt
This time I’ll sticked to what I’ve learned
This time I’ll fly so low I won’t get burnt

Maybe it’s not enough
Maybe this time it’s just too much
Maybe I’m not that tough
Maybe this time the road is just too rough
Walk down, so I sit down, mmh…

I’ve walked this road so many years
I’ve worn down all my boots, I’ve cried all tears
So many crossroads left behind
So many choices burned into my mind

Maybe it’s not enough
Maybe this time it’s just too much
Maybe I’m not that tough
Maybe this time the road is just too rough
To take me home

To take me home
To take me home
To take me home
But I walk on.

Ritenta, sarai più fortunato.

Domani, ritento. Darò il mio esamino in tutta tranquillità, e spero di prendere un buon voto.

Posso farcela, dispongo di un cervello, due mani, e preparazione adeguata.

La pizza del Sabato, stravolta.

Dopo una giornata passata a studiare, dopo gli avvenimenti di una giornata, uno non può  non sedersi a tavola la sera alquanto stanco e non volere una cena che lo soddisfi al cento percento. Ebbene, ero lì quando mio padre mi ha chiesto che pizza volevo; peperoni, come sempre. Io amo i peperoni, il peperone è la mia verdura preferita (niente paura per la mia sessualità che rimane integerrima). Eppure, sento che la Forza si turba, anche se la mia Nerditudo non accenna a farmi notare nulla. Ma Murphy è in agguato.

Andiamo a prendere le pizze, io attendo e pregusto. Con un pochino di ritardo si arriva a casa, ci si siede a tavola, e io guardo il cartone fumante; mi preparo, scoperchio. E la delusione.

Papà m’ha sbagliato la pizza.

[Era un'ottima margherita coi wurstel, ma adesso m'è rimasta la voglia di peperoni e volevo sfogarmi in qualche modo per questa perdita sabatina.]

Sui maledetti spot delle stazioni Trenitalia

Beh, a questo punto, c’è chi l’ha detto e non posso esimermi. A quanto pare non sono l’unico a pensare che le pubblicità (regresso) nelle stazioni ferroviarie siano qualcosa di pressante e ottengano l’effetto opposto a quello che si vuole; ossia, io quando le vedo penso che il prodotto è figo, ma quando sento il jingle per la tremillesima volta, dato che Termini la frequento discretamente e comunque bastano sei minuti nella stazione, penso che non darò mai più i miei soldi per quel prodotto, anzi.

Uno girerebbe la stazione a tappezzare i muri di manifesti: “non comprate il Kinder Cereali” con alla fine un “cazzo” d’ordinanza. Oppure più semplicemente, sradicherebbe il televisore come propone Sybelle, ma non basta. No perchè gli schermi sono lì, e ci lanceresti la gente sopra pur di farli smettere, ma le nostre ingannevoli percezioni non ci rivelano che in realtà il suono è trasmesso da degli infidi altoparlanti disposti in giro sul soffitto.

Maledette pubblicità, scommetto che se uno va ad analizzare a fondo la questione, probabilmente sono queste la causa più frequente di isteria, particolamente nei pendolari.

Ma voglio raccontarvi/mi la mia esperienza più devastante, quella di “Questo piccolo grande amore”, film che ha devastato i cinemi, la pubblicità del quale ha invaso gli schermoni di Termini e altre stazioni per lungo tempo. Ecco, quella è stata la mia esperienza più brutta, così tanto brutta che definirei terribile ogni istante. Perchè quel maledetto ritornello mi ha fatto odiare a morte Baglioni e tutti i suoi dischi, tanto che tornato a casa volevo bruciare i CD che ha mia madre.

Maledetti medley.

Un brivido freddo.

Dannazione, oggi hanno bussato alla porta.

Dannazione, oggi ci hanno sondaggiato.

Dannazione, tra due settimane gli esami.