Stare sul divano, con gli amici, a scegliere il router nuovo controllando che sia dual band.
È la vita che ho scelto, è la vita che adoro. E la adoro sul serio.
Una vita nerd
Urban Terror Addicted
Avvicinarsi alla finestra aperta, sorpassarla velocemente, in quanto potrebbe esserci un cecchino.
Eventi che boh
Questa notte, in preda alla calura, mi sono svegliato, mi sono spogliato, e ho gettato la mia maglia furiosamente in un punto imprecisato della stanza da letto.
Al mio risveglio, ho scoperto con grande disappunto, di aver centrato il secchio della spazzatura. Con la maglia.
Fatemi un applauso.
Epic WIN
A quanto pare sono rimasto fermo abbastanza.
Ventisette, verbalizzato con i complimenti della prof.
Everything fades
E alla fine, sono rimasto fermo. Ma lo sarò rimasto abbastanza?
Non lo so, la cosa importante è che adesso posso lasciarmi cullare, per un po’, dalle onde tranquille.
Il buongiorno si vede dal mattino
Stamattina, tranquillamente, mi sono alzato dal letto. No, in realtà non era tranquillamente manco per niente, visto che avevo abbastanza sonno da tirare qualche fancù ambulante, e la voglia era pari a zero; uno zero tondo, proprio zero zero zero. E sono andato a fare colazione con la crostata di mammà, che è sempre buona a parte quando c’ha messo il sale per sbaglio al posto dello zucchero. Però dai pure quella non era male.
Ordunque, mi sono recato in stazione dopo opportune libagioni ed opportuni effluvi, dove sono stato perquisito dai Carabinieri, mentre l’altoparlante annunciava quaranta minuti di ritardo relativi al mio treno.
Insomma, un po’ come se un essere superiore mi stesse dicendo di starmene a casa.
Buongiorno.
Una lettera aperta
Caro vicino di casa, che ti godi tranquillamente il tuo nipotame in giardino, mandando a giocare le piccole belve in giro e non guardandole minimamente costringendo, così, le povere creature a dover urlare per attirare la tua stramaledetta attenzione, ebbene, tu che ostenti con orgoglio il tuo status di nonno, per poi disinteressarti della tua prole l’attimo dopo, sappilo.
Sappi che quei due maledetti marmocchi hanno una voce che sfiora l’ultrasuono, e le mie orecchie di ventenne non hanno la bassa soglia dimostrata dalle tue, da settantenne. Perciò, stai con la tua famiglia, fai giocare i nipotini, e salva i miei timpani. Te ne prego.
Rimanere fermi.
Chi di noi non ha giocato, in vacanza al mare, con i cavalloni, con quelle onde che da un momento all’altro potevano uccidere, potevano portare via i corpicini dei bimbi, potevano far cessare vite. Eppure noi stavamo lì, inconsapevoli, con i genitori che ci urlavano contro di rientrare, che c’era brutto tempo, che il mare era mosso.
Ma noi no, stavamo lì, fermi, ritti come fusi, e non ci importava assolutamente niente; rimanere fermi, fronteggiare le onde, per poi poter dire, guarda mamma, sono più forte del mare. Ed è così che bisogna fare: affrontare le onde che arrivano, e avere il coraggio e la forza di non cedere all’impatto, di vincere, di sapere di potercela fare, quale che sia il pericolo.
Bisogna rimanere fermi.
Una svolta positiva. :)
Finalmente, sono riuscito a sbloccarmi all’università: un bel ventidue che aspetto solo di vedere sul mio libretto, finalmente verbalizzato. E, non per vantarmi, ma questo è il terzo esame più difficile dell’anno, ecco.
Beh, al rientro le cose non sono andate molto positivamente, il Lunedì è stato un Lunedì nero e… insomma, aria mesta.
Non è che il Lunedì si potrebbe avere un Lunedì che sia meno Lunedì? No? Chiedevo. Mi scusi. Com’è umano lei.
La privacy, a casa mia.
Casa mia è sede di alcuni fenomeni alquanto curiosi, che possono essere di aiuto come spunti per casi di studio sul comportamento umano e non solo, per via di molti fattori; una cosa che mi colpisce sempre più da vicino, è il fattore privacy.
Codesto fattore, in primis, non viene leso dall’attitudine degli altri occupanti della casa a farsi i cavoli miei bellamente e deliberatamente, bensì tale cosa succede involontariamente, quasi all’insaputa dei soggetti coinvolti. È questo, infatti, quello che succede ad avere la propria stanza posizionata vicino alla scarpiera. Tale luogo è infatti un luogo di culto per il genere femminile, una location di pura impellenza per gli umani in generale; mentre il maschio umano infatti si reca alla scarpiera al più una o due volte al giorno, gli esemplari di genere femminile organizzano dei veri e propri pellegrinaggi, più e più volte, cambiando i calzari ripetutamente, a più riprese, pervasi da un fluido magico che non fa avvertire stanchezza per l’ondeggiante, ripetuto gesto.
Considerando una casa occupata da circa la metà degli esemplari di genere femminile, è facile intuire come la privacy del soggetto con la stanza accanto sia lesa gravemente, portando a telefonate origliate (anche per sbaglio eh, non è che ci si debba impegnare), porte aperte sbadatamente, nonchè chiamate per qualunque cosa, tanto la scarpiera è vicina, di conseguenza sono vicino pure io.
E credetemi che questa cosa lede la psiche.