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Gli Angeli della Notte – 02 – Jonas

Capitolo due del mio nuovo libro :)

Ovviamente da leggere ;)

Il vampiro sorrise. Forse aveva pensato di sconfiggere facilmente quell’uomo di cui pareva conoscere il ruolo in quell’orrorifica scena, e di dissanguare a dovere le sue prede; oppure poteva aver pensato di rischiare il tutto per tutto.

Così aprì la bocca, e parlò.
«Finalmente siete riusciti a scoprirmi. Speravo, si, lo ammetto, di passarla liscia per tutti gli efferati delitti consumatisi in questo quartiere; in realtà l’unico motivo che mi ha spinto ad uccidere degli umani è stata solo la poca soddisfazione causata dal mio cibarmi del sangue dei Mannari.»

Gabe ebbe un sussulto. Mannari? Credeva che l’udito gli stesse giocando brutti scherzi.

Il salvatore dei due ragazzi fece qualche passo in direzione del suo avversario.
«E così, non contento delle tue misere prede tra i Mannari, hai cominciato a saziarti di umani. È dolce il loro sangue, vero? Oh si, dolce come il miele… ma il prezzo da pagare è alto. Pagherai con la vita i tuoi ventisei pasti. I quali, mi spiace per te, ma non diverranno mai ventotto.»

Gabe a questo punto era sicuro di aver sentito bene. I Mannari. La sua mente corse ai famigerati uomini che nelle notti di luna piena diventavano simili a lupi; pensò dunque che dopo i vampiri, non mancava altro nella sua vita che i lupi mannari.

Nel frattempo Mike si era tirato, lentamente, su; si sedette, e fece cenno a Gabe di stare a guardare cosa accadeva tra i due contendenti.
I due si squadravano, camminando in cerchio, guardandosi negli occhi, mentre preparavano ciascuno un attacco verso l’altro, e nel frattempo fantasticavano su come l’avversario avrebbe potuto reagire, attaccare, schivare.

Successe tutto d’improvviso: il vampiro che saltava, il misterioso salvatore che si ritraeva, la bestia in forma d’uomo atterrare, i colpi sferrati con ferocia.
Gabe non riusciva a credere a quello a cui stava assistendo; credeva che uomini capaci di maneggiare una spada con tale destrezza fossero scomparsi dopo il medioevo. Mentre i due combattevano, Mike si alzò e, arrivato sul ciglio della strada, prese un sasso abbastanza grande; si avvicinò poi a Gabe, e lo aiutò ad alzarsi. Successivamente parlò: «Possiamo aiutare il tizio, con questo.»
Gabe lo guardò leggermente perplesso; poi prese il sasso. Successivamente si voltò verso la lotta, e mentre l’uomo spediva la bestia ormai dominata dall’istinto a terra, lui scagliò il sasso all’indirizzo della sua testa.
«Non scorderò mai che lanci facevi qualche anno fa a baseball» disse Mike, mentre il sangue scorreva a terra, allagando di un mare rosso tutta l’area circostante. Zampilli scarturivano dal cranio del vampiro, ormai morto, e quando l’uomo, ancora vivo e illeso, ebbe ripreso fiato, girò il volto verso i due ragazzi, e si diresse verso di loro.

«Grazie, è raro trovare due persone con questa presenza di spirito. Ce l’avrei fatta da solo in ogni caso, ma in questi casi, meno tempo si impiega, e meglio è sia per la riuscita della missione che per chi abita nella zona. Come vi chiamate?»

«Gabriel.»

«Michael.»

I ragazzi dissero i loro nomi quasi in contemporanea, ma l’uomo parve capirli lo stesso; infatti rispose quasi immediatamente: «E sapete chi o cosa sono io?»
I ragazzi furono disorientati da questa domanda. Gabe tentò timidamente: «Un cacciatore di vampiri?»
L’uomo lo guardò perplesso: «I cacciatori? Quelli non esistono più da secoli!» Rise, dopodichè continuò «Io sono un poliziotto.»

Mike balbettò: «Cioè, sei un poliziotto? Del tipo, uscite fuori in nome della legge? O alla “Die Hard”?»
L’uomo rise di gusto. Lo divertiva, vedere le facce di quei due ragazzi che lo guardavano come se fosse un alieno. Anche se effettivamente è abbastanza raro vedere un uomo armato di spada e sporco di sangue che parla come se nulla fosse ad un’ora tardissima.
«No, no, quale Die Hard. Ci chiamano gli Angeli.»

Gabe guardò l’uomo perplesso, poi parlò: «Quindi, la polizia manda degli agenti armati di spada in giro per la città ad ammazzare i vampiri? E cos’è questa storia dei lupi mannari?»

L’uomo sorrise, e mise una mano sulla spalla di Gabe: «Tutto ti verrà svelato a tempo debito, mio caro Gabriel.» Dopodichè fu il turno di Mike, che chiese: «Ma, prima di tutto, si può sapere come ti chiami?»

«Mi chiamo Jonas.»

Gli Angeli della Notte – 01 – Gabriel e Michael

Inizia così il mio nuov e-book, storia che si classifica come horror-gotico.

Leggete, e ditemi cosa ne pensate :D

I due ragazzi camminavano, incuranti del buio, lungo la strada che portava alle loro case. Tornavano a casa da una festa, entrambi diciassettenni, entrambi leggermente sbronzi.
«Beh, comunque a me non sembra che lei facesse la scema. Tutt’al più, era lui che ci provava.»
Gabriel, altezza nella media, capelli neri, occhi marroni, e il vizio di morsicarsi il labbro inferiore. Uno di quei ragazzi, insomma, da cui non ci si aspetta nulla; nè in negativo, nè in positivo. Normalità.

«A me invece è parso che Emily cercasse in tutti i modi di attirare l’attenzione di John, soprattutto quando stavamo ballando tutti insieme. Non so, magari è stata solo un’impressione.»
A dire queste frasi Michael, migliore amico di Gabriel. Anche lui di media altezza, ma con capelli castani e occhi blu oltremare. Di quelli che fanno cadere le donne ai tuoi piedi con uno sguardo.
Ma lui non era interessato a questo; a lui piacevano i computer, ed era follemente innamorato della sua professoressa di informatica.
Se gli fosse stato chiesto, avrebbe dato a Gabriel anche un rene, e l’amico, in caso di necessità, avrebbe fatto lo stesso.

Camminavano. Immobili nel loro movimento. Entrambi con le mani in tasca, con lo stesso passo. Se Gabriel non si fosse morsicato il labbro, avrebbero potuto apparire come due gemelli.
«E non morsicarti quel dannato labbro, Gabe. Il giorno che bacerai Lily, le lascerai addosso una striscia di sangue, se continui così.»

«Mike, ti prego, non rompere» Disse Gabriel all’indirizzo dell’amico. Era di cattivo umore; la ragazza per cui aveva una cotta, Lily, probabilmente non lo aveva mai notato, e se Gabe avesse continuato in quel modo, non si sarebbe mai accorta nemmeno della sua esistenza.

«Dannazione, ma non capisci?» Michael parlò in tono severo. «Se non ti metti in evidenza, non riuscirai mai nemmeno ad apparire ai suoi occhi. Rimarrai per sempre nell’ombra a sperare che lei ti trovi per caso.»

Gabe sbuffò: non era la prima predica che incassava dall’amico, e sapeva benissimo che Mike aveva ragione; era proprio per questo che quelle parole gli bruciavano.
Si sentiva il ragazzo più anonimo di New York, senza una soluzione alla mano che potesse fargli acquisire notorietà agli occhi di quella bella ragazza che vedeva tutti i pomeriggi in biblioteca. Si, biblioteca. Gabe era un topo di biblioteca, al quale piaceva immergersi per ore, silenziosamente, nelle più svariate situazioni. All’arrembaggio con i tigrotti di Sandokan, o sull’isola deserta di Robinson Crusoe.
Ma la sua lettura preferita sarebbe sempre rimasta la Divina Commedia, del sommo Dante Alighieri. Specialmente l’Inferno.

I due ragazzi continuavano la loro marcia. «Se non si fosse rotta l’automobile di George, a quest’ora saremmo già a casa.» Disse in tono amaro Mike, mentre Gabe si fermava di botto.
«Che c’è?» Chiese il giovane; «Guarda là, e fà silenzio…» rispose Gabe in un sussurro. Quello che i due videro raggelò loro il sangue. Un uomo. Morto. A terra. E su di lui, chino, un altro uomo. Che continuava, almeno da quel poco che i ragazzi potevano vedere, a mordere il collo del morto.

«Dannazione!» Esclamò Gabe a bassa voce, trascinando con sè Mike, al sicuro, dove quello strano uomo non potesse trovarli. Ma Mike, nell’assecondare Gabe, commise l’errore di far rumore con i piedi; in un attimo il volto del presunto omicida si alzò, e i suoi occhi scrutarono nel buio. Dopo qualche secondo, aguzzando la vista, scorse una nuvola di vapore che veniva da dietro un bidone della spazzatura: si alzò, e silenziosamente si diresse verso il posto dove erano nascosti i due ragazzi.
Fece lentamente capolino, fino a ritrovarsi faccia a faccia con Gabe, terrorizzato fino al midollo, il quale vide un volto leggermente emaciato, e un rivolo di sangue che colava lungo il mento.

Gabe rimase muto, mentre l’uomo lo agguantava e lo sollevava con una forza inaudita. Subito dopo esplose in un urlo, ma non servì a nulla. Sarebbe morte qualche secondo dopo a causa di un colpo da parte della creatura, se Mike non avesse lanciato contro lo stomaco dell’essere un sacco ricolmo di rifiuti. Istintivamente il tipo lasciò cadere Gabe, il quale non perse occasione per correre via, in direzione di Mike, il quale lo seguì. Gli urli fuoriuscirono dalle loro gole come un fiume in piena, ma non valse nulla: a quell’ora la periferia di New York era immersa nel sonno, e nessuno avrebbe sentito quella richiesta d’aiuto.

«È UN VAMPIROOOOH!» Urlò Mike al vento, mentre con Gabe svoltavano in una via stretta e buia. Mancava poco alle loro dimore, ma a loro sembrava una distanza incommensurabile. Immediatamente il vampiro svoltò l’angolo, e con un salto si portò ad una distanza tale da afferrare una gamba a ciascuno dei due ragazzi.

«DANNAZIONE!» Strillò Gabe, cercando di prendere a calci la mano della creatura saldamente attaccata alla sua gamba. Furono entrambi sbattuti a terra, e mentre il vampiro pregustava il suo pasto fissandoli, Mike urlò, invece Gabe, mentre tutta la vita gli passava davanti, analizzò il suo persecutore.
La mente umana è molto strana. Mike, nei momenti di tensione, aveva fame; Gabe diventava un acuto e pignolo osservatore. Potè così constatare che il vampiro non sembrava molto diverso da un uomo normale. Aveva il fisico di chi ama mantenersi in forma, e, pur essendo il clima molto freddo, lui non pareva avvertirlo: portava solo una canottiera, nera, e dei pantaloni dello stesso colore. Aveva delle leggere occhiaie, ma i suoi occhi azzurro ghiaccio erano brillanti come non mai. Per lui, quella era vita, e lo si capiva da come guardava le sue due nuove vittime. Mani di medie dimensioni, e così per il resto del corpo. Non aveva i canini appuntiti, nè artigli. Sembrava, a vederlo senza sapere, un uomo comune.
«Quanto tempo…» il vampiro iniziò a parlare, «ben tre prede, da leccarsi i baffi persino per un maestro dell’agguato. Ma è anche vero che mi siete capitati tra capo e collo. Sarà stato il fato… il fato a volere che io mi cibassi del vostro sangue.» Il monologo del vampiro si chiuse, e la sua testa si avvicinò al collo di Gabe, il quale rimase inerme ad attendere la sua fine. Chiuse gli occhi, ed attese.

Ma non sentì mai i canini trapassargli l’aorta: riaprendo gli occhi, vide una lama che baluginava alla luce della luna, mentre il vampiro, con sguardo atterrito, tremava. Dopodichè l’essere rotolò su un fianco, ed immediatamente fu in piedi. Un uomo si profilò, e camminò verso il suo avversario, puntando verso di lui una spada piuttosto grande. Riusciva a brandirla con un solo braccio.

«Maledetto verme, non turberai più l’Ecosistema con la tua stupida Fame. Adesso ti ucciderò, e la tua fastidiosa presenza sarà solo un vecchio ricordo, come i ventisei omicidi che hai commesso.
Sei imputato dell’accusa di pluriomicidio. La sentenza è…» l’uomo alzò la lama, e si mise in guardia «colpevole. Vi sarà stanotte giustizia sommaria per te, schifoso Vampiro.»