La mia compagna di banco ha i capelli ricci. La mia compagna di banco ha gli occhi castani.
La mia compagna di banco ha le unghie lunghe, sembrano anche ben curate. La mia compagna di banco è simpatica, scherza sempre. La mia compagna di banco ha sempre un fermaglio a forma di stella tra i capelli.
La mia compagna di banco, quando la mattina si sveglia, è uguale alla sera prima, forse con uno sguardo leggermente più assonnato. La mia compagna di banco è bella. La mia compagna di banco, quando alla mattina le verso il caffè, mi sorride e mi da un bacio.
La mia compagna di banco sa sempre tirarmi su il morale. La mia compagna di banco si chiama Sara.
La mia compagna di banco ha uno sguardo profondo. Quando la guardi, ti sembra sempre di annegare nei suoi pensieri. È probabilmente per questo che quando sorride sembra illuminarsi tutta. E fa illuminare un po’ anche chi la guarda.
Questa è la mia compagna di banco. Come ci facevano scrivere nei primi temini delle elementari. Una persona che è capace di riassumere tutto il nostro amore in un post bellissimo.
Posted On 17 febbraio 2009 at 21:08 in Delirium, Love
Non mi riferisco all’omonima carta Magic, ma a un desiderio che mi dilania davvero.
Un desiderio che squarcia il mio cuore e lo frantuma in tanti piccoli brandelli, quando la mia cucciola scrive certe cose.
Perchè io vorrei essere lì per abbracciarla, dirle che andrà tutto bene, coccolarla e farle dimenticare tutti i mali che questo mondo sottopone al nostro sguardo ogni giorno.
Io e lei, per sempre, senza nessuno che rompe, senza pensieri. Soli.
Posted On 6 gennaio 2009 at 21:08 in Delirium, Love
No, non c’entra nulla, il titolo, con l’omonima canzone dei Dominici. Anche se forse come colonna sonora di questi giorni potrebbe andare più che bene.
Che dire: sono tornato da Legnago a Palestrina, e il risveglio da quel dolce sogno è stato terribile; a dir la verità, ho pensato per sei giorni che fosse un sogno, talmente bello era il tutto, e quando mi sono reso conto che era una cosa reale, era già il giorno del mio ritorno. Anche se qualche santo in cielo ha voluto che il mio treno fosse soppresso e io dovessi tornare un giorno dopo.
Certamente è stato il giorno più bello della mia vita, ma l’indomani è stato terribile.
La mattina, alle cinque, eravamo già in stazione, io lei, i suoi genitori; siamo stati insieme, abbiamo chiacchierato, abbiamo scherzato, e quando è stata l’ora, mi hanno accompagnato al binario. Dopo i saluti, se ne sono andati lasciando soli me e la mia dolce metà, la quale mi ha scortato fino alla carrozza nove. Ho sistemato i bagagli dopo averle dato un bacio, e ho fatto per scendere a salutarla come si deve.
STATACLUNCH.
Porte chiuse.
Al che sono andato al finestrino, e lei era là fuori, al freddo. Una lacrima solcava la sua guancia. Io dentro, al calduccio del treno, ma con una forte volontà di soffrire il freddo insieme a lei, lì fuori, ancora insieme, ancora per qualche secondo. O chissà, forse per sempre. Mi ha mandato un bacio. E mentre lo ha fatto il treno si è mosso.
Dopo aver ascoltato Solitary Shell dei Dream Theater per quattro ore, sono tornato a casa. Ho pianto decine di volte, al telefono con lei, ma anche no; ho fatto una doccia, e le mie lacrime si sono confuse con l’acqua che scrosciava incessante. Mi sono svuotato di tutte le lacrime, e in fondo è rimasta solo la voglia di rivederla.
La voglia di stare insieme.
Per sempre.
E godersi i piccoli momenti di vita quotidiana.
Quando lei mi guardava mentre mi radevo. Quando io la guardavo rifare il letto.
Quando facevamo colazione insieme.
Quando mi svegliava e si infilava sotto le coperte, abbracciandomi come se dovessi sparire da un momento all’altro.
Quando mi guardava stare al computer, a leggere il planet di ArchLinux.
Quando mi baciava dopo aver messo il burro di cacao alla mandorla, che odiavo con tutto il cuore, ma vorrei assolutamente risentire, oh se lo vorrei. “Ti ci puoi giocare le palle ai dadi” direbbe John Wayne.
Posted On 12 dicembre 2008 at 21:00 in Delirium, Love
[20:55:10] Blaster: dicevo
[20:55:22] Blaster: potevi dirmelo che al telefono era tua madre -.-’
[20:55:30] Sara: perchè?..
[20:55:56] Blaster: almeno rispondevo io -.-
[20:56:04] Sara: ma perchè?…
[20:56:12] Blaster: ha risposto mia sorella -.-
[20:56:20] Sara: poi mia mamma non voleva che te lo dicessi..
[20:56:26] Blaster: perchè?
[20:56:31] Sara: non lo so… -.-
[20:56:41] Sara: valla a capire mia mamma…
[20:56:45] Blaster: -.-”
[20:56:53] Blaster: stanno parlando ‘>_>
[20:56:59] Sara: lo so..
[20:56:59] Blaster: speriamo bene <_<”
Posted On 15 ottobre 2008 at 21:37 in Delirium, Love
È dura quando sei abituato al fatto che l’utente medio sia un analfabeta informatico.
Bl@ster: http://it.openoffice.org/
Bl@ster: scarica quella in italiano per windows
Sara: amore mio adorato….
Bl@ster: dimmi
Sara: so leggere XD
Bl@ster: LOL
Uff, la mia Galadriel è via per tutto il giorno… ma è da ieri sera che progetto di reinstallare Arch sul povero e sottoutilizzato hard drive da 40GB.
Ormai ho quasi completato l’opera, la maggior parte delle cose sono a posto, anzi… se avessi tutti i file della home sull’altro hard disk, sarei a posto veramente
Purtroppo ci metterò ancora un altro po’, ma il più è fatto, e ho superato anche l’ultimo scoglio, ovvero far funzionare le maledette notifiche di Emesene su Arch: sembra che si debba installare notification-daemon, anche se non è specificato nelle dipendenze
Penso che questo lo scriverò sulla Bl@ster’s Home, per evitare sviste da parte di altri utenti.